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Muro degli operai contro la chiusura della Bekaert

Foto Facebook Cgil Firenze

In piazza i lavoratori dell'azienda dove sono in ballo 318 licenziamenti. Rischiano in cento anche nell'indotto. Rossi chiederà un incontro a Di Maio

FIRENZE — La chiusura della Bekaert di Figline Valdarno, annunciata alcuni giorni fa dalla direzione aziendale, rischia di trasformarsi in un cataclisma anche per le imprese che vi gravitano attorno. Qui, spiega Cna in una nota, sono a rischio "i circa 100 dipendenti della decina di imprese locali che lavorano nell'indotto della multinazionale belga".

Nella sua comunicazione, la proprietà ha prospettato la chiusura nel giro di 75 giorni con il conseguente invio delle lettere di licenziamento per i 318 dipendenti. Un annuncio che ha subito scatenato reazioni anche a livello istituzionale oltre alla rabbia degli operai che sono scesi in piazza a Firenze e hanno manifestato sotto la sede della Regione Toscana durante la riunione tra le istituzioni e i sindacati Fim, Fiom e Uilm. 

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha incontrato i lavoratori in protesta: "Questa è praticamente una serrata, e per prima cosa noi chiediamo che venga immediatamente revocata, che venga subito ritirata la procedura di chiusura dello stabilimento: poi vogliamo aprire un tavolo che consenta di proseguire la produzione". Rossi ha anche detto che chiederà un incontro con il ministro del lavoro Di Maio: "Dobbiamo capire dove sta il problema e fare un intervento speciale: situazioni di questo tipo me ne sono viste passare diverse. Se le ragioni sono basate sui salari e sul dumping, bisogna ricontrattare con l'impresa. E se questo è un caso che riguarda l'Europa, dobbiamo costituire un fondo nazionale per chiamare le multinazionali a contrattare, come si stava facendo con Calenda".

Intanto Consiglio comunale di Firenze ha approvato, all'unanimità, una risoluzione presentata dal presidente della Commissione Lavoro Cosimo Guccione e sottoscritta da tutti i capigruppo in solidarietà ai lavoratori. Nel testo si chiede all'azienda di rivedere le proprie intenzioni sulla chiusura e al ministro del lavoro di attivarsi per contrastare la delocalizzazione salvando i posti di lavoro.

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