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False fatture, ai domiciliari Luigi Dagostino

L'imprenditore, coinvolto anche in un'altra inchiesta con i genitori di Matteo Renzi, è accusato di evasione fiscale con l'ex moglie e la convivente

FIRENZE — E' stata la procura fiorentina a chiedere e a ottenere l'arresto ai domiciliari per l'imprenditore pugliese Luigi DAgostino, 51 anni, già noto per l'attività svolta anni fa per l'outlet The Mall di Reggello e per un'altra inchiesta in cui è indagato per un giro di fatture ritenute false insieme a Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori del senatore ed ex premier Matteo (per tutti e tre la procura ha chiesto il rinvio a giudizio e l'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 4 settembre, ndr).

I coniugi Renzi non hanno comunque niente a che fare con l'indagine culminata stamattina con l'arresto di Dagostino anche se le accuse ruotano di nuovo intorno a reati fiscali generati da false fatture. Indagate anche l'ex moglie di Dagostino e la convivente Ilaria Niccolai, socia con lui nella Nikila Invest, la società che a suo tempo acquistò il vecchio Teatro comunale di Firenze. 

Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato anche il sequestro preventivo di beni mobili a immobili per 2 milioni e 943mila a carico di Dagostino, per  1 milione e 139mila euro a carico di Ilaria Niccolai e per 533mila euro a carico dell'ex moglie dell'imprenditore. Altri sequestri preventivi hanno riguardato alcune società coinvolte nella vicenda e riconducibili, secondo i pm, a Dagostino, come la Andi di Figline Valdarno, la Mecenate 91, la Tramor, la Nikila Invest e la Uno Invest.

Secondo gli inquirenti, queste società avrebbero fatto un ampio uso di fatture emesse per prestazioni inesistenti da alcune società pugliesi che risultavano aver effettuato lavori edili o noleggiato materiali per outlet situati a Forte dei Marmi, Milano, Collonges in Francia e a Firenze, sui lungarni. In realtà, stando ai riscontri degli investigatori, i lavori non sarebbero stati mai effettuati e a riprova la Guardia di Finanza non avrebbe trovato pagamenti documentati e contratti di appalto o subappalto. Senza contare che alcuni testimoni hanno confermato di non aver mai visto operai di quelle società al lavoro nei cantieri in questione. 

Il tutto era comunque finalizzato, stando alla ricostruzione della procura, ad innalzare o giustificare i costi riportati nei bilanci e ad evadere così le imposte per cifre molto ingenti.

La procura ha chiesto l'arresto di Dagostino per scongiurare il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. L'imprenditore deve sottostare al provvedimento nella sua abitazione di Firenze. Il suo avvocato difensore, Alessandro Traversi, ha dichiarato all'Ansa che "il pericolo di reiterazione di reato non c'è, non esiste". "Da tempo Dagostino non emette più fatture - ha spiegato il legale - ma soprattutto ha aderito a un cospicuo ravvedimento operoso con l'Agenzia delle Entrate per tre milioni e seicentomila euro, relativo ad un altro gruppo di fatture. Mi sembra che la scelta del ravvedimento sia incompatibile per uno che volesse eventualmente reiterare il reato fiscale di cui è accusato".


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